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Uqbar: la sensazione di vivere in un sogno prolungato.

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(lettera ad una amica)  Cara C. una delle cose che proprio non riesco a sopportare è pensare di non essere stato chiaro in un discorso, e forse quella sera in pizzeria le cose che ho detto sono state troppe e poco ordinate, ho pensato così di ritornarci su con qualche appunto, nella consapevolezza che la scrittura aiuta ad orientarsi meglio nel fiume di parole che spesso ci “eccedono”, e nella speranza di risultare questa volta meno disordinato. Le questioni erano due; la prima riguardava la politica del territorio, e a questa   ho pensato di dedicare il prossimo articolo di fondo di Uqbar e dintorni, di cui ti ho accennato qualcosa sabato alla conferenza e del quale ti allego una copia, che riassume un po’ le nostre (di Uqbar intendo) posizioni sull'argomento. Per quanto riguarda la seconda questione di cui parlammo, mi riferisco a quella del teatro al liceo, continuo a pensare che è particolarmente difficile da raccontare; forse lo scambio epistolare tra Er...

La politica attesa

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Nei nostri paesi, in questi ultimi anni, è diventato sempre più di moda lo slogan "fare una politica di normale amministrazione" ; slogan che sintetizza un discorso più o meno di questo tipo: il nostro territorio, amministrato per anni da politici e amministratori collusi col malaffare, è stato oggetto di speculazioni e particolarismi, nella migliore delle ipotesi è stato abbandonato a se stesso restando quindi tagliato fuori da quelle conquiste di civiltà (scuole ben attrezzate, servizi sociali e culturali, spettacoli, grandi eventi, senso di responsabilità, senso civico e altro) che invece buona parte dei Paesi della Comunità Europea e dell'Italia del nord conoscono da più di trent'anni. Per recuperare il tempo mal speso allora le Amministrazioni Comunali hanno cominciato dai vetri rotti nelle scuole, dai dipendenti comunali insufficienti, dai rifiuti urbani non raccolti, dai parcheggi in difetto, dalle prostitute agli angoli delle strade, dalle buche nell...

Trasformare un vuoto in un pieno semplicemente attraversandolo

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Abbiamo scritto spesso che il nostro è un viaggio, un viaggio attraverso idee materializzate in città e popoli: dunque come poter dimenticare i nomadi e la loro capacità assolutamente nuova per noi uomini sedentari, di concepire il viaggio e vivere lo spazio? Nel numero precedente della nostra rivista abbiamo appuntato per il prossimo milennio un'idea, la Lentezza, e abbiamo provato a raccontarla attraverso un popolo, quello giapponese; la prima volta, invece, avevamo fatto il contrario osservando le polis della Grecia e finendo per scrivere dell'Armonia. Questa volta nomadi e spazio sono venuti insieme intrecciati come sono, quasi a volerci dire che lo spazio senza il movimento continuo di questi uomini perderebbe la sua consistenza, un pò come la storia dell'antica soglia dimenticata che scomparve il giorno in cui nessuno venne più a visitarla. Viaggio nello spazio fisico, prima di tutto, poi itinerario nella nostra mente: rivoltando cosi il mito di Ulisse, viaggiator...

La venere in posa

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"Il turista è quello che pensa al ritorno a casa fin dal momento che arriva, laddove un viaggiatore può anche non tornare affatto". Sono le prima battute che si scambiano Kit, Port e Tunner all'arrivo in Africa seduti sui loro enormi bauli di cuoio nel silenzio del bianco porto di Kabula; così comincia il film di Bernardo Bertolucci ‘Il tè nei deserto‘. Sono seduto in fondo al pullman e con gli occhi stanchi cerco di raggiungere il mare che ho di fronte; stiamo aspettando i "ritardatari" per la visita di Palermo e la guida, in piedi accanto all'autista, ci sta urlando dal microfono che i turisti italiani sono sempre i meno puntuali, mentre quelli stranieri e in particolare i giapponesi arrivano sempre in anticipo. E’ la vigilia di Pasqua, siamo diretti alla cappella Palatina. La strada che stiamo percorrendo attraversa la Conca d'oro, una pianura stesa tra due promontori dove si coltivavano le arance più dolci dell'isola: ma di agrumeti non ...