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Social Dilemma. Tristan Harris, le notifiche e il Center for Humane Technology

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  Qualche anno fa lessi un articolo dedicato a un ex dipendente di Google che aveva lasciato l’azienda perché non condivideva più il modo in cui le piattaforme digitali cercavano di impossessarsi del tempo degli utenti. Il passaggio che mi colpì maggiormente riguardava le notifiche: suoni, vibrazioni, schermi che si illuminano, finestre che compaiono e piccoli numeri rossi sulle icone non sarebbero semplici strumenti per informarci, ma dispositivi progettati anche per ottenere un accesso immediato alla nostra attenzione, sfruttando la naturale sensibilità umana verso ciò che appare improvvisamente nuovo, urgente o potenzialmente rilevante. L’autore proponeva un esperimento molto semplice: disattivare tutte le notifiche non indispensabili. I messaggi, le notizie e gli aggiornamenti non sarebbero scomparsi; sarebbero rimasti ad aspettarci fino al momento in cui avessimo deciso di cercarli. A cambiare sarebbe stata una cosa apparentemente piccola, ma essenziale: chi decide quando inte...

Fermarsi come atto di libertà. Perché leggiamo sempre meno, scorriamo sempre di più e rischiamo di non avere più tempo per capire.

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  Come l’economia dell’attenzione sta modificando adulti e bambini — e quale futuro prepara per la nostra capacità di pensare Nel precedente articolo sul tema abbiamo seguito la vicenda di Tristan Harris, ex dipendente di Google e cofondatore del Center for Humane Technology, e la sua critica alle tecnologie progettate per catturare la nostra attenzione. Il punto di partenza era semplice: le notifiche non si limitano a informarci, ma decidono spesso quando interrompere il nostro tempo. Ci richiamano dentro le applicazioni; una volta entrati, feed infiniti, stories, Reel, Shorts e video brevi cercano di trattenerci. Questo secondo articolo prova ad allargare lo sguardo. Non riguarda soltanto le notifiche, né una singola piattaforma. Riguarda una trasformazione più ampia del nostro rapporto con la lettura, l’attesa, la concentrazione e la complessità. Perché anche persone cresciute prima dell’era digitale, abituate ai libri, ai giornali e ai programmi televisivi lunghi, sembrano oggi...

#AI#3. Borges, l’AI e la Biblioteca del possibile. Probabilità, possibilità e creatività nell’epoca dell’AI generativa

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    C’è un’obiezione ricorrente contro l’Intelligenza Artificiale: non può essere davvero creativa, perché si muove soltanto tra idee già prodotte dagli esseri umani. Forse questa critica nasce da un equivoco profondo sul s ignificato stesso della creazione . Nessuna idea nasce dal nulla . La conoscenza umana si sviluppa attraverso continuità, trasformazioni, attraversamenti: teorie che dialogano con altre teorie, immagini che ritornano, intuizioni che si ricombinano, linguaggi che si contaminano. L’immenso patrimonio culturale su cui agisce l’AI non è un semplice deposito di dati. È già una costellazione di precedenti atti di creazione: libri, formule, simboli, errori, metafore, visioni filosofiche, modelli scientifici, opere artistiche, strutture narrative. Ma ogni idea già formulata può diventare, a sua volta, il materiale vivo di una nuova configurazione. La creatività non cancella ciò che la precede: lo attraversa, lo ricompone, lo dispone secondo relazioni inattese. In q...

#Appunticorsari

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  Da qualche tempo mi chiedo se abbia ancora senso tenere vivo un blog. Forse sì. Forse proprio perché oggi sembra una forma un po’ retrò. Il blog non corre come i social. Non scompare dopo ventiquattr’ore. Non pretende di essere immediato, brillante, sintetico a ogni costo. È piuttosto un luogo dove le cose possono restare. Dove i pensieri hanno il tempo di depositarsi. Dove la scrittura diventa memoria, esercizio, cura. Graham Greene annotava: “Scrivere è una terapia, a volte mi domando in quale modo tutti coloro che non scrivono, non compongono musica o non dipingono, riescono a sottrarsi alla pazzia, alla malinconia, al timor panico che sono impliciti nella situazione umana.” Ecco, forse il blog è anche questo: una piccola via di scampo. Nel mio troverete appunti sparsi, riflessioni sulla scienza e sull’arte, frammenti di un romanzo, visioni sul nostro domani, libri e film che mi hanno formato, i progetti culturali che ho provato a costruire. Vi invito a entrarci, a leg...

AI#2 Lo tsunami e i processi indiziari: il caso Garlasco come esempio di analisi probabilistica

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Non sono appassionato dei processi celebrati in TV o sulla stampa, né alla trasformazione del dolore privato in spettacolo pubblico. Condivido il senso della recente riflessione di  Roberto Saviano , quando denuncia il rischio che casi come Garlasco diventino una sorta di fiction collettiva, più consumata che compresa. Proprio per questo mi interessa esplorare un uso diverso dell’intelligenza artificiale anche in questo ambito: non alimentare il circo mediatico, ma provare a ordinare dati, sentenze, indizi e probabilità. Non per sostituirsi ai giudici, ma per aiutare i cittadini a capire meglio. In questi giorni ho provato, quindi, a fare un esperimento: utilizzare l’AI non per “decidere” se una persona sia colpevole o innocente, ma per analizzare un processo indiziario complesso, schematizzando le diverse tesi dell’accusa e della difesa. Il caso preso in esame è quello dell’omicidio di Chiara Poggi.  Preciso che sono un professore di ingegneria e non ho competenze specialisti...