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#AI#4 Cosa faremo del tempo liberato (e la profezia di Keynes)

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Nel 1930 John Maynard Keynes pubblicò un breve saggio destinato a diventare una delle più celebri profezie economiche del Novecento:  Economic Possibilities for our Grandchildren . In quel testo immaginava che, circa un secolo dopo, il progresso tecnico, l’aumento della produttività e l’accumulazione del capitale avrebbero potuto ridurre drasticamente il tempo di lavoro necessario a soddisfare i bisogni materiali della società. Arrivò a ipotizzare turni di tre ore al giorno, o una settimana lavorativa di circa quindici ore. Non era una previsione ingenua. Keynes non pensava che gli esseri umani avrebbero smesso di desiderare, competere, produrre e accumulare. Intuiva però una possibilità storica: se la tecnologia avesse continuato ad aumentare la produttività, il problema principale dell’uomo moderno non sarebbe più stato soltanto la scarsità, ma l’uso del tempo liberato. A quasi un secolo di distanza, quella previsione appare almeno in parte tradita. Non perché la tecnologia non a...

Social Dilemma. Tristan Harris, le notifiche e il Center for Humane Technology

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  Qualche anno fa lessi un articolo dedicato a un ex dipendente di Google che aveva lasciato l’azienda perché non condivideva più il modo in cui le piattaforme digitali cercavano di impossessarsi del tempo degli utenti. Il passaggio che mi colpì maggiormente riguardava le notifiche: suoni, vibrazioni, schermi che si illuminano, finestre che compaiono e piccoli numeri rossi sulle icone non sarebbero semplici strumenti per informarci, ma dispositivi progettati anche per ottenere un accesso immediato alla nostra attenzione, sfruttando la naturale sensibilità umana verso ciò che appare improvvisamente nuovo, urgente o potenzialmente rilevante. L’autore proponeva un esperimento molto semplice: disattivare tutte le notifiche non indispensabili. I messaggi, le notizie e gli aggiornamenti non sarebbero scomparsi; sarebbero rimasti ad aspettarci fino al momento in cui avessimo deciso di cercarli. A cambiare sarebbe stata una cosa apparentemente piccola, ma essenziale: chi decide quando inte...

Fermarsi come atto di libertà. Perché leggiamo sempre meno, scorriamo sempre di più e rischiamo di non avere più tempo per capire.

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  Come l’economia dell’attenzione sta modificando adulti e bambini — e quale futuro prepara per la nostra capacità di pensare Nel precedente articolo sul tema abbiamo seguito la vicenda di Tristan Harris, ex dipendente di Google e cofondatore del Center for Humane Technology, e la sua critica alle tecnologie progettate per catturare la nostra attenzione. Il punto di partenza era semplice: le notifiche non si limitano a informarci, ma decidono spesso quando interrompere il nostro tempo. Ci richiamano dentro le applicazioni; una volta entrati, feed infiniti, stories, Reel, Shorts e video brevi cercano di trattenerci. Questo secondo articolo prova ad allargare lo sguardo. Non riguarda soltanto le notifiche, né una singola piattaforma. Riguarda una trasformazione più ampia del nostro rapporto con la lettura, l’attesa, la concentrazione e la complessità. Perché anche persone cresciute prima dell’era digitale, abituate ai libri, ai giornali e ai programmi televisivi lunghi, sembrano oggi...